AL-MUNYA

المُنية

Al-Munya è il corpo a Fez, accanto al Riad Al-Uns.
Dar al-Asl ospita senza corrispettivo gli ospiti della Casa (oneri a carico della società); Dar al-Diyafa ospita i nudamāʾ e i loro ospiti (proventi alla società). An-Nudama riunisce i novantanove fondatori.

La corte di Al-Munya al crepuscolo, la vasca e il canale fra le colonne

Il nome non è un ornamento. In al-Andalus e nel Maghreb la munya era una villa di ritiro: giardino, acqua, ombra, compagnia scelta. Una casa lontana dal rumore, e tuttavia interamente una casa.

Al-Munya è una dimora privata, a muro comune con il Riad Al-Uns. È un corpo di fabbrica separato, con ingresso proprio, patrimonio proprio e responsabilità propria, ma con lo stesso stemma e la stessa visione.

Non è un’estensione della casa di formazione.
Non è un albergo.
Non è un club.
Non è un luogo aperto.

An-Nudama, i suoi fondatori, formano una compagnia a numero chiuso,
in cui si entra per sola cooptazione.

Le due case hanno ingressi, cucine, personale e percorsi interamente separati.
Una sola porta nel muro comune, che si apre soltanto dal lato del Riad.

L’emblema della porta fra le due case — la stella a otto punte
L’emblema scolpito sopra la porta che conduce dalla Munya alla casa: la stella a otto punte, che si legge soltanto da vicino.

Vivere nella bellezza, quando non è messa in scena, educa già lo sguardo e il corpo. La qualità della luce, il peso di un tessuto, la proporzione di un patio, un oggetto antico che non è stato prodotto per voi e che non si può portare via: tutto questo precede il discorso.

La dimora

Pochi spazi, ampi, ordinati. Ciascuno risponde a un uso preciso. Nulla è pensato per l’accumulo né per l’esibizione.

Non si entra in una munya come si entra in una sala.
Vi si è ricevuti, per gradi.

La loggia di Al-Munya al tramonto, aperta sul giardino

Soglia

  • Sqifa
    Vestibolo d’ingresso. Chi varca la porta non vede ancora. L’intimità della casa è custodita prima di essere offerta.
  • Parlatorio
    Prima accoglienza, distinta da ogni spazio del Riad. Qui ci si siede prima di essere ammessi oltre.

Cuore

  • Patio con portici e sala
    Il centro, e il motivo del nome. Patio porticato e sala maggiore che vi si apre direttamente. Luogo di presenza e di silenzio condiviso.
  • Giardino
    Acqua, ombra, profumi. Non un decoro: la continuità del patio verso il cielo.
  • Oratorio
    Spazio di preghiera orientato, che dà sul patio e sul giardino.
La corte piantata di limoni e di aranci in vaso
Il portico di Al-Munya, la compagnia della sera sotto gli aranci

Permanenza

  • Appartamenti degli ospiti
    Camere private con bagno proprio. Numero contenuto.
  • Appartamento d’onore
    Unità di rango più alto e di più ampia generosità di spazio — il rango della stanza, non di chi la occupa.
  • Salotto
    Una stanza chiusa per la conversazione, sul patio.

Servizio

  • Sala da pranzo
    Con cucina autonoma completa, interamente separata da quella del Riad.
  • Locali di servizio
    Accessibili soltanto al personale della Munya.
  • Magazzino riservato
    Per tessuti di valore, pezzi in deposito e oggetti che non devono restare esposti.
La grande sala di Al-Munya, il soffitto di cedro e le lanterne
La regola

La regola

Il numero è chiuso.
Si accede per sola cooptazione.
Ciò che si dice qui resta qui.

La regola precede l’ospite.
Non si negozia all’arrivo.
Non la si allenta per compiacenza.

L’ospite è ricevuto.
Non acquista alcun diritto sulla vita della casa vicina.
Varcare, se accade, la porta comune resta un gesto di chi vi abita — mai una prerogativa dell’invitato.

Accanto, nel Riad, sono gli uomini della casa a guardare. Il ṣāniʿ, il nāʾib, il maʿallem, il muqaddam, lo shaykh: ciascuno, al suo grado, tiene la misura. Non giudicano secondo il censo. Giudicano l’uomo.

Alla loro tavola, durante una prova di tiro con l’arco, in una cavalcata nel deserto, nessuno porta la propria origine sul volto. Non si sa se chi ci siede accanto sia un giovane accolto per ospitalità o il figlio di una casa che potrebbe comprarsi la medina. La regola è la stessa. Lo sguardo è lo stesso.

Non si entra per ciò che si ha.
Si è guardati per ciò che si è.

L’arredo

Il salotto della Munya, un pavone bianco davanti alla vasca, i cuscini ricamati d’oro

La Munya non è arredata una volta per tutte da un decoratore.
È vestita, nel tempo, dal lavoro della casa vicina.

I motivi che torneranno sulle pareti e sui tessuti non hanno nulla d’importato. Appartengono a un repertorio che ha già fatto il viaggio — dal Mediterraneo islamico verso Venezia — e che ritorna. Pochi pezzi. Pochi colori. Superfici opache. Nulla che non abbia già compiuto l’andata.

Sostenere questa dimora è commissionare un gesto.
Nella stessa città, dalla stessa mano. Un tendaggio, una luce, un legno.

Le botteghe di Dar al-Hiraf e le corporazioni di Fez forniranno via via tessuti, stucchi, ceramiche, legno, metallo e luce. Il mestiere ha così un committente prima di avere un mercato.

Restano anche sotto gli occhi, se se ne trovano, alcuni oggetti antichi che non sono stati prodotti per l’ospite e che egli non può acquistare. Non sono né collezione né museo. Sono un modello — e un ammonimento.

La porta non si apre da sé. Quando si apre, è un uomo che entra, sotto la stessa misura degli altri, lasciato fuori il suo rango. Il lavoro delle botteghe, invece, passa ogni giorno: veste la casa.

An-Nudama

الرِّياضُ لِأَهْلِهِ، لَا أَهْلُهُ لِلرِّياضِ

«Il riad è per i suoi, non i suoi per il riad.»

Ogni richiesta è esaminata con discrezione.
Nessuna risposta è dovuta.

info@al-uns.com

Fez e la Sicilia

Le due case nella Munya

Al-Munya è il corpo, qui a Fez come in Sicilia: ingresso proprio, stesso stemma, soggetto distinto. Dentro, Dar al-Asl ospita senza corrispettivo gli ospiti della Casa; Dar al-Diyafa ospita i nudamāʾ e i loro ospiti.

Cambiano i contesti, non i nomi né le funzioni. Il soggiorno a Dar al-Diyafa non dà alcun titolo sulla vita comune della Casa. Gli apprendisti in prova dormono nelle camerate della Casa, mai in Al-Munya.

Al Funduq, quando la parte crollata dell’ala est sarà rialzata, vi passeranno le botteghe, e gli spazi che guardano la corte centrale potranno accogliere un salsabīl e una canaletta che raggiungerà la vasca a filo del pavimento.

La casa siciliana si vede qui: www.al-funduq.org.